Il 2007 sarà l'anno di coronamento del successore di Tiger, Leopard, ma il primo sistema operativo Apple, com'era? Dobbiamo tornare indietro fino al 1976, ben 31 anni, ed ecco che
troviamo il Woz Monitor, dal nome del suo creatore, Steve Wozniak, un
firmware di soli 256 bytes caricati in due memorie PROM residenti sulla
scheda madre dell'Apple I, che, alla solo pressione del tasto "reset"
faceva il boot" ed appariva quel magico prompt lampeggiante, "@".
Wozniak scrisse questo sistema operativo "primitivo" in modo che attraverso una tastiera ed uno schermo si potesse esaminare, modificare dati ed eseguire programmi in modo "naturale" senza dover inserirli attraverso interruttori o visualizzarli attraverso luci posizionate su qualche pannello da controllore aereo, un pò come il microcomputer "l'Altair". Infatti, quest'ultimo, una volta acceso, non faceva nulla e non riconosceva nessuno tipo di comando se non dopo aver caricato un sistema monitor nella memoria, a mano naturalmente, un'impresa titanica!
Il firmware di Woz "monitorò" appunto l'input della tastiera, e riconosceva alcuni comandi con i quali l'utente poteva interagire ed avere risposte attraverso uno schermo tv in modo del tutto naturale e comprensibile, sin dalla prima accensione del computer.
Purtroppo, non aveva capacità avanzate per la correzione del testo, per esempio un errore di battitura. La correzione non cancellava il carattere errato dallo schermo, ma visualizzava un " _ " subito dopo per indicare che era stato eseguito tale comando. Bisognava ricordarsi però di tutte le correzioni effettuate, vista la facilità con la quale tanti " _ " facevano diventare illeggibile l'istruzione, in quel caso, l'utente usava il tasto ESC per cominciare da capo.
Questa limitazione non era dovuta al Woz Monitor, ma alla scelta di Wozniak per la memoria video.
Non esisteva nessun tipo di gerarchia di sistema, le directory non erano ancora di casa, l'utente aveva solo una porzione di memoria RAM libera dedicata. La memoria in generale non era protetta da corruzione di dati, si rischiava di utilizzare locazioni già in uso da altri processi per recuperare qualche byte per i propri programmi. Solo la locazione di memoria dove era memorizzato il Woz Monitor era "protetta" da scrittura.
Il salvataggio di programmi veniva attraverso la ACI (Apple Cassette Interface) ovvero, interfaccia per registratore a cassette, veniva usata per caricare e salvare programmi da e verso l'Apple I.
La ACI si poteva collegare a qualsiasi registratore a cassette, comunque non sempre cassette scritte con un registratore diverso erano “leggibili” a causa delle differenze di lettura/scrittura della testina audio. Wozniak scrisse anche un firmware (caricata nelle 2 ROM della ACI) per la gestione della scrittura e lettura dei dati, introdusse anche un”gap” di 10 secondi per permettere l’utente di premere PLAY o REC e far stabilizzare la velocità del nastro, onde evitare errori. Il funzionamento della ACI si basava sull'associazione dei bit 1 e 0 a determinate frequenze, il bit 1 era associato ad una valore di 1Khz, il Bit 0 a 2Khz, una media teorica di 1 e 0 determinava una velocità finale di registrazione di circa 1500 baud, notevole per il 1976. Non era stato implementato nessun tipo di “correzione errore” nella ACI, quindi, era possibile che i dati registrati fossero corrotti, una tecnica “passiva” usata era quella di registrare 2 o 3 volte di seguito sulla stessa cassetta. Una difficoltà nell'uso della ACI fu la regolazione del livello del volume, infatti, una non corretta taratura, non permetteva una perfetta lettura del nastro, dando origini ad errori. La regolazione consisteva nel regolare il volume del registratore fino a quando il led (sulla ACI) raggiungeva la massima luminosità, più facile a dire che fare, infatti, furono necessari più tentativi per “azzeccare” il livello giusto.
E' passata di acqua sotto i ponti, e i sistemi operativi si sono evoluti in maniera quasi fantascientifica, l'Apple I con il suo Woz Monitor da 256 bytes ha fatto vedere al mondo che i computer non erano solo per quei pochi guru informatici con macchine da migliaia di dollari, ma anche per quei piccoli "hobbisti" chiusi fra le mura domestiche con un solo desiderio ...
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